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Collagene ricombinante: che cos’è e come viene prodotto

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20 Aprile 2026 Autore: Dott.ssa Eliana Lanza

Il collagene ricombinante (RHC) è una proteina prodotta in laboratorio tramite tecniche di ingegneria genetica, con una sequenza amminoacidica identica o analoga a quella del collagene umano. A differenza del collagene estratto da fonti animali, viene sintetizzato inserendo il gene umano del collagene in cellule ospiti – batteri, lieviti o cellule di mammifero – che ne producono una versione altamente pura e biocompatibile. In medicina estetica viene impiegato per stimolare i fibroblasti, favorire la sintesi di procollagene di tipo I e sostenere la rigenerazione della matrice extracellulare.

Indice

Introduzione

Il collagene è la proteina strutturale più abbondante del corpo umano e il principale componente della matrice extracellulare del derma. Con l’avanzare dell’età – a partire dai 25-30 anni – la produzione endogena di collagene diminuisce di circa l’1% ogni anno, contribuendo alla comparsa di rughe, perdita di elasticità e assottigliamento cutaneo. Il fenomeno è ulteriormente accelerato dall’esposizione ai raggi UV, che degrada le fibre di collagene e di elastina nel derma profondo attraverso il processo noto come fotoinvecchiamento.

In questo campo, la ricerca biotecnologica ha sviluppato negli ultimi anni il collagene ricombinante umano (RHC, Recombinant Human Collagen): una forma di collagene prodotta in laboratorio che replica le caratteristiche strutturali e biologiche del collagene nativo, superando i limiti del collagene di origine animale.

Cos’è il collagene ricombinante

Il collagene ricombinante è una proteina ottenuta attraverso processi di DNA ricombinante: il gene che codifica le catene polipeptidiche del collagene umano viene isolato e inserito in un organismo ospite – batterio, lievito, cellule di insetto o cellule di mammifero – che viene programmato per produrre la proteina in modo controllato e in grandi quantità.

Il termine “ricombinante” si riferisce proprio a questa combinazione di materiale genetico: il gene umano del collagene viene “ricombinato” nel patrimonio genetico dell’organismo ospite, che diventa una vera e propria fabbrica biologica per la sintesi della proteina. Il risultato è un collagene con sequenza amminoacidica identica o strettamente analoga a quella prodotta naturalmente dai fibroblasti umani, ma priva delle variabilità e dei rischi legati all’estrazione da tessuti animali.

Esistono diversi tipi di collagene ricombinante in base alla tipologia prodotta. Il collagene di tipo I è il più abbondante nel derma e il principale target dei trattamenti antiaging: forma fibre compatte che conferiscono resistenza e struttura alla pelle. Il collagene di tipo III è più elastico, abbondante nella pelle giovane, e svolge un ruolo chiave nei processi di cicatrizzazione e rigenerazione tissutale.

La struttura del collagene: la tripla elica

La caratteristica molecolare più distintiva del collagene è la sua struttura a tripla elica: tre catene polipeptidiche – chiamate catene alfa – si avvolgono l’una attorno alle altre formando un’elica destrorsa molto stabile. Ogni catena è composta da una sequenza ripetuta di tre amminoacidi nella forma Gly-X-Y, dove la glicina (Gly) occupa ogni terza posizione e X e Y sono spesso prolina e idrossiprolina.

L’idrossiprolina è cruciale per la stabilità termica della tripla elica: la sua presenza dipende da un enzima specifico, la prolil idrossilasi, attivo in presenza di vitamina C. Questa modificazione post-traduzionale è uno degli aspetti più complessi da replicare nella produzione biotecnologica del collagene ricombinante, poiché non tutti i sistemi di espressione la effettuano correttamente.

Quando la tripla elica si assembla correttamente, le molecole di collagene si organizzano in fibrille e poi in fibre, formando la struttura portante del derma. La perdita di questa organizzazione – per invecchiamento, fotodanno o mancanza di substrati – si traduce direttamente nella perdita di compattezza e tono della pelle.

Come viene prodotto il collagene ricombinante

La produzione del collagene ricombinante richiede un processo biotecnologico articolato in più fasi, che varia in base al sistema di espressione utilizzato.

Le fasi principali del processo produttivo:

  • Isolamento e design del gene: si identifica e isola il gene umano che codifica la catena polipeptidica di interesse (ad esempio, la catena α1 del collagene di tipo I). In alcuni casi il gene viene ottimizzato (codon optimization) per migliorare l’efficienza di espressione nel sistema ospite scelto.
  • Costruzione del vettore di espressione: il gene viene inserito in un vettore – tipicamente un plasmide – contenente le sequenze di controllo necessarie per la trascrizione e la traduzione nella cellula ospite.
  • Trasformazione delle cellule ospiti: il vettore viene introdotto nell’organismo ospite. I sistemi più comuni sono: batteri (E. coli) per produzioni rapide ma con limiti nelle modificazioni post-traduzionali; lieviti (P. pastoris) per una buona resa e capacità secretoria; cellule di mammifero (CHO, HEK293) per la massima fedeltà strutturale, inclusa l’idrossilazione delle catene.
  • Coltura in bioreattore: le cellule trasformate vengono coltivate in bioreattori industriali in condizioni controllate di temperatura, pH e ossigenazione, per massimizzare la produzione.
  • Purificazione e controllo qualità: la proteina prodotta viene separata dal mezzo di coltura e purificata attraverso cromatografia e ultrafiltrazione. Ogni lotto viene analizzato per verificare purezza, struttura e assenza di contaminanti.

Secondo la review pubblicata su Pharmaceuticals nel 2025, i sistemi a cellule di mammifero producono collagene ricombinante con la conformazione più vicina a quella nativa, ma a costi produttivi più elevati. I sistemi a lievito rappresentano attualmente il compromesso più utilizzato tra efficienza, costo e qualità strutturale.

Il meccanismo biologico: come agisce nella pelle

L’azione del collagene ricombinante sulla pelle si esplica attraverso meccanismi sia diretti sia indiretti, con al centro la stimolazione dei fibroblasti dermici, le cellule responsabili della sintesi delle proteine strutturali della matrice extracellulare.

Il percorso molecolare principale è il seguente:

  • Riconoscimento recettoriale: le catene polipeptidiche del collagene ricombinante interagiscono con i recettori di membrana dei fibroblasti – in particolare le integrine – attivando cascate di segnalazione intracellulare.
  • Stimolazione della sintesi di procollagene di tipo I: l’attivazione delle integrine favorisce l’aumento della trascrizione genica per il procollagene di tipo I, il precursore intracellulare del collagene maturo. Il procollagene viene poi secreto nello spazio extracellulare, dove enzimi specifici ne rimuovono le propeptidi terminali per formare la molecola di tropocollagene.
  • Formazione della tripla elica e fibrillogenesi: le molecole di tropocollagene si auto-assemblano in fibrille per poi organizzarsi in fibre mature, contribuendo a ricostruire l’architettura del derma. Studi pubblicati su Regenerative Biomaterials hanno dimostrato che il collagene ricombinante di tipo III può aumentare significativamente la deposizione di collagene nativo e ridurre il rapporto collagene I/III, favorendo una rigenerazione più elastica e meno cicatriziale.
  • Effetto immunomodulatore: uno studio pubblicato su Collagen and Leather nel 2025 ha evidenziato che le iniezioni di collagene ricombinante riducono i marcatori infiammatori associati al fotodanno, migliorando la qualità della pelle non solo attraverso la biostimolazione ma anche attraverso una modulazione della risposta immunitaria locale.

Collagene ricombinante e acido ialuronico

In numerosi protocolli di medicina estetica, il collagene ricombinante viene formulato in associazione con l’acido ialuronico (HA) ad alto peso molecolare. Questa combinazione non è casuale: le due molecole svolgono funzioni complementari e sinergiche nella matrice extracellulare.

L’acido ialuronico crea nel derma un ambiente idratato e viscoelastico che favorisce la sopravvivenza e la proliferazione dei fibroblasti, fornendo il contesto ideale per la sintesi di nuovo collagene. Si tratta di un vero e proprio scaffolding biologico che amplifica l’azione biostimolante del collagene ricombinante.

In alcune formulazioni avanzate viene aggiunta anche la carbossimetilcellulosa (CMC), un polisaccaride con proprietà protettive: inibisce l’enzima ialuronidasi, che degrada l’acido ialuronico nei tessuti, prolungando così la permanenza e l’efficacia del complesso nella matrice dermica. Il risultato è un sistema multicomponente in cui collagene, acido ialuronico e CMC agiscono in modo coordinato per ripristinare le condizioni della matrice extracellulare tipiche della pelle giovane.

Applicazioni in medicina estetica

Il collagene ricombinante trova applicazione in medicina estetica principalmente sotto forma di dispositivi medici iniettabili bioriassorbibili, classificati come softfiller o biostimolatori. A differenza dei filler volumizzanti tradizionali a base di acido ialuronico reticolato, questi prodotti puntano non a riempire meccanicamente i tessuti ma a ripristinare la loro capacità di autorigenerazione.

Le principali indicazioni terapeutiche:

  • Rughe superficiali e linee di espressione: la biostimolazione dei fibroblasti favorisce un miglioramento progressivo della texture cutanea e una riduzione delle rughe fini, con effetti che si consolidano nel corso di settimane.
  • Perdita di volume e lassità cutanea: la ricostruzione della matrice extracellulare migliora la compattezza e l’elasticità del derma, con effetti di lieve ristrutturazione volumetrica.
  • Miglioramento della texture cutanea: utile per pelli con alterazioni della superficie – porosità, irregolarità, opacità – legate al fotodanno o all’invecchiamento.
  • Cicatrici da acne: la stimolazione della neofibrillogenesi può migliorare le cicatrici atrofiche superficiali, favorendo un rimodellamento progressivo del tessuto.

Va sottolineato che, come per qualsiasi trattamento iniettabile, l’indicazione e la valutazione clinica competono al medico specialista, che determina protocollo, numero di sedute e aree di trattamento in base alle caratteristiche individuali del paziente.

Collagene ricombinante vs collagene di origine animale

Il confronto tra collagene ricombinante e collagene estratto da fonti animali (bovino, suino, marino) evidenzia differenze sostanziali su più livelli.

  • Biocompatibilità: il collagene animale, pur largamente utilizzato in medicina e cosmetica, presenta una struttura amminoacidica non identica a quella umana, con possibilità – seppur limitata – di risposte immunitarie e reazioni di sensibilizzazione. Il collagene ricombinante, progettato sulla sequenza umana, minimizza questo rischio grazie all’identità strutturale con il collagene nativo.
  • Purezza e standardizzazione: i processi biotecnologici di produzione consentono un controllo di qualità molto più preciso rispetto all’estrazione da tessuti animali, dove la variabilità biologica del materiale di partenza può influenzare le caratteristiche del prodotto finale.
  • Sicurezza biologica: l’assenza di derivazione animale elimina il rischio di contaminazione da agenti patogeni zoonotici (virus, prioni) associati alle materie prime di origine animale. Un aspetto particolarmente rilevante per i dispositivi medici iniettabili, soggetti a rigorosa regolamentazione europea nell’ambito del Regolamento UE 2017/745 sui dispositivi medici.
  • “Ingegnerizzabilità”: la produzione biotecnologica permette di modificare selettivamente alcune caratteristiche della molecola – lunghezza delle catene, grado di idrossilazione, presenza di sequenze di riconoscimento cellulare – aprendo possibilità di personalizzazione non disponibili con il collagene animale.

Sicurezza e prospettive future

Il profilo di sicurezza del collagene ricombinante è oggetto di valutazione in diversi contesti regolatori. Secondo lo studio pubblicato su Polymers nel 2025, gli scaffold a base di collagene ricombinante risultano privi di citotossicità nei test condotti secondo gli standard ISO 10993, e mostrano biocompatibilità con fibroblasti ed endoteli. Per i dispositivi iniettabili in medicina estetica, la valutazione della sicurezza rientra nel percorso regolatorio previsto dal Regolamento UE 2017/745 per i dispositivi medici.

Le prospettive di sviluppo di questa tecnologia si estendono ben oltre la medicina estetica. La ricerca attuale esplora l’impiego del collagene ricombinante come biomateriale per scaffold rigenerativi – in ortopedia, chirurgia della pelle, oculistica e ingegneria vascolare – e come componente di sistemi di rilascio controllato di farmaci e fattori di crescita. Con il progressivo miglioramento dei sistemi di espressione e la riduzione dei costi produttivi, è prevedibile che il collagene ricombinante diventi nei prossimi anni una componente strutturale non solo delle formulazioni estetiche ma dell’intera medicina rigenerativa.

Cosa ricordare a proposito del collagene ricombinante

  • Il collagene ricombinante è una proteina di sintesi biotecnologica con sequenza identica o analoga a quella del collagene umano, prodotta inserendo il gene corrispondente in cellule ospiti. Rispetto al collagene animale offre maggiore biocompatibilità, purezza e sicurezza biologica, oltre alla possibilità di personalizzare le caratteristiche molecolari.
  • Il suo meccanismo d’azione nella pelle si basa sulla stimolazione dei fibroblasti dermici e sulla promozione della sintesi di procollagene di tipo I, con riorganizzazione delle fibrille in una struttura a tripla elica funzionale. In combinazione con acido ialuronico, crea un microambiente favorevole alla rigenerazione della matrice extracellulare.
  • In medicina estetica viene impiegato in dispositivi bioriassorbibili iniettabili indicati per rughe, perdita di volume, texture cutanea alterata e cicatrici atrofiche. Le sue applicazioni si estendono tuttavia alla medicina rigenerativa, all’ingegneria dei tessuti e alla farmaceutica, con una traiettoria di sviluppo che rende questa tecnologia una delle più promettenti nella biologia applicata alla salute della pelle.

FAQ – Domande frequenti sul collagene ricombinante

Il collagene ricombinante è lo stesso del collagene prodotto dal corpo?

Non identico in senso assoluto, ma strutturalmente molto simile. Il collagene prodotto dai fibroblasti umani subisce numerose modificazioni post-traduzionali (idrossilazione, glicosilazione) che contribuiscono alla stabilità della tripla elica. I sistemi di espressione in cellule di mammifero replicano queste modificazioni in modo più fedele rispetto ai sistemi batterici o a lievito, avvicinandosi di più alla struttura nativa.

Qual è la differenza tra collagene ricombinante e collagene idrolizzato?

Sono prodotti molto diversi. Il collagene idrolizzato è collagene animale scomposto in peptidi corti tramite idrolisi enzimatica: viene utilizzato principalmente come integratore orale. Il collagene ricombinante è invece una proteina integra prodotta per ingegneria genetica, con struttura e funzione biologica molto più simili a quelle del collagene nativo, ed è impiegato principalmente in dispositivi medici e formulazioni dermiche.

I trattamenti con collagene ricombinante sono dolorosi?

I dispositivi iniettabili a base di collagene ricombinante vengono somministrati con aghi sottili a livello intradermico o sottocutaneo. La sensazione è comparabile a quella degli altri trattamenti iniettabili di medicina estetica. Molte formulazioni contengono anche anestetico locale per ridurre il fastidio. Il medico specialista valuta la tecnica di iniezione più adatta a seconda dell’area trattata.

Dopo quante sedute si vedono i risultati?

I risultati del collagene ricombinante sono progressivi, poiché l’effetto si basa sulla biostimolazione endogena e non sul riempimento meccanico. I primi miglioramenti della texture e dell’idratazione cutanea si osservano in genere dopo 2-4 settimane dalla prima seduta. I protocolli standard prevedono più sedute ravvicinate, seguite da mantenimento periodico, da stabilire con lo specialista in base alla risposta individuale.

Il collagene ricombinante può essere combinato con altri trattamenti?

Sì, nella pratica clinica viene frequentemente associato ad altri trattamenti di medicina estetica come radiofrequenza, laser frazionato, filler volumizzanti o altri biostimolatori, in protocolli combinati progettati per ottimizzare la risposta tissutale. La programmazione di trattamenti combinati spetta al medico specialista, che valuta compatibilità, tempi e sequenza degli interventi.

Fonti

  • Jie IWK. et al., Advancements in Clinical Utilization of Recombinant Human Collagen: An Extensive Review, Life, 2025; 15(4):582. doi:10.3390/life15040582.
  • Yang Y. et al., Development of Recombinant Human Collagen-Based Porous Scaffolds for Skin Tissue Engineering, Polymers, 2025; 17(3):303. doi:10.3390/polym17030303.
  • Chen Y. et al., Recombinant human collagen type III microgel: an advanced injectable dermal filler, Regenerative Biomaterials, 2025. doi:10.1093/rb/rbaf076.
  • He C. et al., In Vitro Bioactivity of a Recombinant Human Collagen Peptide in a Filler Biomimetic Skin Model, J Cosmet Dermatol, 2025; 24(12):e70592. PubMed PMID: 41384336.
  • Hu M. et al., Recombinant human collagen injection ameliorates skin photoaging via immunoregulation and collagen production, Collagen and Leather, 2025. doi:10.1186/s42825-025-00177-7.
  • Wang C. et al., Production of recombinant human type I collagen homotrimers in CHO cells and their physicochemical and functional properties, J Biotechnol, 2024; 395:149-160. https://doi.org/10.1016/j.jbiotec.2024.09.011.
  • Commissione Europea, Regolamento UE 2017/745 sui dispositivi medici (MDR), Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, 2017.

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