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Lentiggini: cause, tipi, diagnosi differenziale e trattamenti

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16 Giugno 2026 Autore: dott.ssa Anna Elisa Velardi

Le lentiggini sono piccole macchie piatte di colore marrone, causate da un’iperproduzione localizzata di melanina, più comuni in chi ha carnagione chiara o capelli rossi e si intensificano con l’esposizione solare. Si presentano come macchie tondeggianti di 1–5 mm, indolori, che si scuriscono in estate e schiariscono in inverno. Non comportano alcun rischio per la salute e non richiedono trattamento, ma per motivi estetici si può ricorrere a creme depigmentanti, peeling chimici, laser o crioterapia.

Indice dell’articolo

Introduzione

Le lentiggini (dal latino lens, lenticchia, per la forma) sono macule pigmentate benigne dell’epidermide causate da una concentrazione localizzata di melanina in eccesso. Si distinguono dalle efelidi perché non scompaiono in inverno e dipendono da un aumento del numero di melanociti attivi, non solo dalla loro produzione. Compaiono prevalentemente nelle zone fotoesposte dopo anni di esposizione solare cumulativa e la loro frequenza aumenta con l’età: oltre l’90% degli adulti bianchi con più di 60 anni presenta almeno una lentiggine solare. Sebbene siano lesioni benigne, la loro diagnosi differenziale con il melanoma a diffusione superficiale è clinicamente rilevante e richiede una valutazione dermatologica.

Che cosa sono le lentiggini: tipi e classificazione

Non tutte le lentiggini sono uguali. La classificazione dermatologica distingue diverse forme con eziologia, aspetto e significato clinico differenti:

  • Lentiggini semplici (lentigo simplex): piccole macule brune, tondeggianti, con diametro inferiore a 5 mm, che compaiono nell’infanzia e nell’adolescenza indipendentemente dall’esposizione solare. Sono geneticamente determinate, distribuite ovunque sul corpo e non hanno alcuna correlazione con il rischio oncologico.
  • Lentiggini solari (lentigo solaris) e lentiggini senili (lentigo senilis): clinicamente e istologicamente identiche, compaiono in età adulta (tipicamente dopo i 40 anni) nelle zone cronicamente fotoesposte. La distinzione terminologica riflette l’enfasi sulla causa (solare) o sull’associazione con l’invecchiamento (senile), ma il meccanismo patogenetico è il medesimo.
  • Efelidi (freckles): tecnicamente distinte dalle lentiggini, sono macule eritematose o bronzate che schiariscono o scompaiono in inverno e intensificano con l’esposizione UV. Non dipendono da un aumento del numero di melanociti ma dalla loro maggiore attività produttiva; sono geneticamente determinate e prevalenti nei fototipi I-II con capelli rossi o biondi.
  • Lentiggini multiple come segno sindromico: lentiggini numerose, distribuite in modo caratteristico, possono essere il segno cutaneo di sindromi sistemiche rare come la sindrome di Peutz-Jeghers (lentiggini periorali e gastrointestinali con poliposi), la sindrome di LEOPARD o la sindrome di Carney. In questi contesti la valutazione internistica è essenziale.

Come si formano: melanogenesi e fotoaging

La formazione delle lentiggini solari è il risultato di un processo di danno cumulativo da radiazioni UV ai melanociti dello strato basale dell’epidermide. Le radiazioni UVA e UVB inducono mutazioni del DNA melanocitico e attivano il sistema enzimatico della tirosinasi – l’enzima chiave nella via di sintesi della melanina – attraverso la stimolazione del recettore MC1R e la cascata dell’AMP ciclico. Il risultato è una sovrapproduzione localizzata di melanosomi che vengono trasferiti ai cheratinociti sovrastanti in quantità abnormi, creando la macola iperpigmentata caratteristica.

A differenza delle efelidi, nelle lentiggini si osserva un aumento del numero di melanociti funzionalmente attivi nella zona colpita (non solo una loro iperstimolazione). Con l’invecchiamento, i meccanismi di riparazione del DNA melanocitico e di turnover epidermico rallentano, riducendo la capacità dell’organismo di eliminare i cloni melanocitici con danno cumulativo. Questo spiega perché le lentiggini solari si accumulano progressivamente con l’età e tendono a essere persistenti – a differenza delle efelidi che si attenuano spontaneamente con la riduzione dell’esposizione solare.

Cause e fattori di rischio

Il fattore causale primario delle lentiggini solari e senili è l’esposizione cumulativa alle radiazioni ultraviolette nel corso degli anni. I principali fattori di rischio identificati includono:

  • Fototipo chiaro (I e II secondo Fitzpatrick): maggiore suscettibilità al danno UV per minor contenuto di melanina fotoprotettiva nella cute basale.
  • Età avanzata: il rischio aumenta significativamente dopo i 40 anni, con prevalenza superiore al 90% negli adulti caucasici oltre i 60 anni.
  • Esposizione solare cumulativa: storia di scottature solari ripetute, lavoro all’aperto, residenza in latitudini ad alta irradiazione solare.
  • Abbronzatura artificiale con lampade UV: le UVA emesse dalle lampade penetrano più profondamente nel derma e contribuiscono al danno melanocitico cumulativo.
  • Sede: viso (guance, fronte, naso), dorso delle mani e avambracci, spalle, décolleté – le zone con la maggiore storia cumulativa di esposizione.
  • Familiarità: pur avendo una componente ambientale predominante, la suscettibilità individuale alla pigmentazione UV-indotta ha una base genetica parziale, legata a varianti del gene MC1R e di altri regolatori della melanogenesi.

Aspetto clinico e diagnosi differenziale

Le lentiggini solari si presentano come macule ovali o irregolari con bordi netti, di dimensioni variabili da pochi millimetri a oltre un centimetro, di colore uniforme (beige, marrone chiaro o scuro) e superficie perfettamente liscia. La superficie liscia è il principale elemento che le distingue dalla cheratosi seborroica, che ha un aspetto incollato (stuck-on) e una superficie ruvida o verrucosa al tatto. Alla dermoscopia, le lentiggini solari mostrano un pattern caratteristico “a impronta digitale” (fingerprint-like) – strie parallele beige-marroni – o un pattern reticolare finemente pigmentato.

La diagnosi differenziale più clinicamente rilevante è quella con il melanoma a diffusione superficiale, in particolare nella variante lentiginosa. I criteri ABCDE (Asimmetria, Bordi irregolari, Colore non uniforme, Dimensioni > 6 mm, Evoluzione nel tempo) costituiscono uno strumento di prima valutazione, ma la dermoscopia da parte di un dermatologo esperto è necessaria in tutti i casi di lesione pigmentata con almeno uno dei criteri positivi o con recente variazione di aspetto. Qualsiasi lentiggine che cambia colore, dimensioni o forma deve essere valutata tempestivamente.

Trattamenti: laser, crioterapia, topici e peeling

I trattamenti disponibili per le lentiggini solari si articolano nelle seguenti classi terapeutiche, ordinate per efficacia documentata:

Trattamenti laser e luce:

  • Laser picosecondo (picosecond laser): efficacia documentata tra il 67,9% e il 93,0% di clearance, con profilo di sicurezza superiore ai laser Q-switched grazie agli impulsi ultracorti che frammentano i melanosomi senza generare eccessivo calore nei tessuti circostanti. È oggi considerato il gold standard laser per le lentiggini.
  • Luce pulsata intensa (IPL): efficacia tra il 74,6% e il 90%, con buona praticabilità per trattare superfici ampie. Meno selettiva del laser per lunghezza d’onda, richiede parametri precisi per evitare discromie post-infiammatorie nei fototipi scuri.
  • Laser Q-switched (Nd:YAG 532 nm, rubino 694 nm, alessandrite 755 nm): efficacia tra il 36,4% e il 76,6%; hanno costituito per anni la prima scelta ma stanno progressivamente cedendo terreno al picosecondo.
  • Laser a luce pulsata (PDL): efficacia tra il 27% e il 57%; meno indicato rispetto agli altri laser per le lentiggini in monoterapia.

Crioterapia:

  • L’azoto liquido determina clearance nel 37-71,4% delle lentiggini trattate, ma è associato a un tasso più elevato di effetti avversi rispetto al laser: bruciore intenso, formazione di bolle, rischio di ipopigmentazione permanente e cicatrici, soprattutto nei fototipi scuri.

Trattamenti topici:

  • Combinazione mequinolo 2% + tretinoina 0,01%: la combinazione topica più studiata per le lentiggini solari, con efficacia documentata tra il 52,6% e oltre l’80% nelle lesioni facciali. Il mequinolo (4-idrossianisolo) inibisce la tirosinasi; la tretinoina accelera il turnover epidermico favorendo l’eliminazione dei cheratinociti iperpigmentati.
  • Idrochinone 2-4%: inibitore della tirosinasi storicamente usato, efficace ma con limitazioni per uso prolungato (> 6 mesi) per il rischio di ocronosi esogena. In molti paesi europei il suo uso è regolamentato o riservato alla prescrizione medica.
  • Vitamina C topica (acido L-ascorbico, ascorbil glucoside): inibitore della tirosinasi con meccanismo antiossidante, riduce la produzione di melanina e protegge dalla pigmentazione UV-indotta. Profilo di sicurezza eccellente, indicata per uso continuativo come mantenimento.
  • Niacinamide (vitamina B3) 4-5%: inibisce il trasferimento dei melanosomi dai melanociti ai cheratinociti, riducendo la pigmentazione visibile. Effetto schiarente moderato ma eccellente tollerabilità, adatta per uso combinato.
  • Acido azelaico 15-20%: inibitore della tirosinasi con attività antiossidante, alternativa sicura all’idrochinone per uso a lungo termine.

Peeling chimici:

  • I peeling superficiali (acido glicolico 30-70%, acido salicilico, acido mandelico) e medi (TCA 15-30%) hanno un’efficacia limitata se usati come monoterapia (6% di clearance completa) ma mostrano risultati migliori in combinazione con topici schiarenti o con trattamenti laser.

I dati comparativi disponibili indicano che i trattamenti combinati producono la maggiore frequenza di risposta completa (65%), seguiti dai laser (43%), dai topici retinoidi (21%), dalla crioterapia (15%) e dai peeling in monoterapia (6%).

Prevenzione: fotoprotezione sistematica e attivi schiarenti

La prevenzione delle lentiggini solari si basa sulla riduzione del danno UV cumulativo attraverso una fotoprotezione sistematica e costante. L’applicazione quotidiana di un fotoprotettore ad ampio spettro SPF 50+ – anche in giornate nuvolose, in inverno e durante l’esposizione indiretta (guida, ufficio con finestre) – è la misura con il migliore rapporto costo-beneficio per ridurre la comparsa di nuove lentiggini e prevenire il riscurimento di quelle già trattate.

Accanto alla fotoprotezione fisica, alcuni attivi cosmetici svolgono un ruolo preventivo documentato. La vitamina C topica (nelle forme stabili come l’acido ascorbico al 10-20% o l’ascorbil glucoside), applicata al mattino prima del fotoprotettore, potenzia la protezione antiossidante, neutralizza i radicali liberi generati dall’esposizione UV e inibisce la tirosinasi, riducendo la stimolazione melanocitica post-UV. La niacinamide al 4-5% applicata regolarmente riduce nel tempo il trasferimento dei melanosomi e uniforma il tono cutaneo senza irritazione. L’associazione vitamina C + niacinamide + SPF 50+ è oggi considerata la triplice prevenzione topica più razionale per i soggetti con fototipo chiaro e storia di lentiggini solari.

Cosa ricordare

  • Le lentiggini solari e senili sono causate dall’esposizione UV cumulativa: si accumulano progressivamente nel tempo e tendono a persistere, a differenza delle efelidi che si attenuano spontaneamente con la riduzione dell’esposizione solare.
  • La diagnosi differenziale con il melanoma è clinicamente rilevante: qualsiasi macchia pigmentata che cambia colore, si allarga o sviluppa bordi irregolari richiede valutazione dermatologica.
  • I laser a picosecondi e la luce pulsata intensa (IPL) sono i trattamenti con la maggiore efficacia documentata (clearance 67-93% per il picosecondo); i trattamenti topici hanno un’azione più lenta ma sono fondamentali come mantenimento.
  • I trattamenti combinati – laser o IPL associati a topici schiarenti e fotoprotettore quotidiano – producono la maggiore frequenza di risposta completa rispetto a qualsiasi monoterapia.
  • La fotoprotezione quotidiana SPF 50+ ad ampio spettro è la misura preventiva più efficace per evitare la comparsa di nuove lentiggini e il riscurimento di quelle già trattate.
  • L’associazione vitamina C topica + niacinamide 4-5% + fotoprotettore costituisce il protocollo di prevenzione topica più razionale nei soggetti predisposti.

FAQ – Domande frequenti

Le lentiggini si possono eliminare definitivamente?

Con i trattamenti laser picosecondo o IPL è possibile ottenere la clearance completa nella grande maggioranza dei casi. Tuttavia, senza una fotoprotezione quotidiana rigorosa, nuove lentiggini possono comparire nelle stesse zone nei mesi o anni successivi. Il mantenimento richiede una combinazione di protezione solare e attivi schiarenti topici.

Lentiggini ed efelidi: qual è la differenza?

Le efelidi (freckles) dipendono da una maggiore attività produttiva dei melanociti e scompaiono o si attenuano in inverno, senza esposizione solare. Le lentiggini dipendono da un aumento del numero di melanociti attivi e sono permanenti. Le efelidi sono geneticamente determinate e compaiono spesso nell’infanzia; le lentiggini solari compaiono in età adulta come conseguenza dell’esposizione UV cumulativa.

Il laser fa male? Quanto dura il recupero?

Il laser picosecondo causa un bruciore simile allo schiocco di un elastico durante il trattamento, generalmente ben tollerato. Nelle 24-48 ore successive la lentiggine si scurisce e forma una crosticina che cade entro 7-14 giorni, rivelando cute chiara. Il recupero sociale è breve e la procedura può essere eseguita ambulatoriamente in pochi minuti per zona.

La vitamina C schiarisce davvero le lentiggini?

La vitamina C topica, nelle formulazioni stabili e alle concentrazioni adeguate (10-20%), ha un effetto schiarente documentato di grado moderato attraverso l’inibizione della tirosinasi e la riduzione della sintesi di melanina. Non è comparabile all’efficacia del laser, ma è efficace come mantenimento dopo il trattamento e come prevenzione quotidiana, con un profilo di sicurezza eccellente.

Una lentiggine che cambia aspetto è pericolosa?

Qualsiasi macchia pigmentata che cambia colore, aumenta di dimensione, acquisisce bordi irregolari o sviluppa aree multicolore deve essere valutata da un dermatologo in tempi rapidi. Non si può distinguere clinicamente a occhio nudo un melanoma in fase iniziale da una lentiggine atipica: la dermoscopia è lo strumento diagnostico di riferimento.

Fonti

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Autore: Dott.ssa Anna Elisa Velardi
Medico chirurgo specializzato in medicina estetica La Dott.ssa Anna Elisa Velardi è medico chirurgo con esperienza nel campo della medicina estetica e del benessere della pelle. Si occupa di trattamenti non invasivi, stimolazione del collagene e protocolli personalizzati per il miglioramento dell’aspetto del viso e del corpo. È autrice di articoli divulgativi dedicati alla salute della pelle, all’estetica del viso e ai trattamenti medico-estetici, con l’obiettivo di fornire informazioni chiare, scientificamente corrette e orientate alla sicurezza del paziente.

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