Acido polilattico e utilizzo in medicina estetica

21 Novembre 2023
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L’acido polilattico (PLA) emerge come protagonista nell’ambito della medicina estetica, offrendo una soluzione innovativa per il ringiovanimento cutaneo. Questo polimero biodegradabile, estratto da fonti naturali come il mais, rivoluziona l’approccio ai trattamenti estetici, stimolando la produzione di nuovo collagene per risultati duraturi e naturali.

Autore:  Redazione

Cos’è l’acido polilattico

L’acido polilattico (PLA) costituisce un polimero dell’acido lattico, rappresentato con formula chimica C3H4O2, caratterizzato da un pH leggermente acido. Originario di processi chimici complessi che coinvolgono mais, grano e barbabietole, questo polimero è noto per la sua biodegradabilità e per essere bioriassorbibile. Il PLA si distingue come filler dermico di elezione in medicina estetica e come materiale per protesi in ortopedia.

La sintesi di questo acido è ottenuta dall’acido lattico tramite la fermentazione di carboidrati e zuccheri grazie all’azione di batteri del genere Lactobacillus. Nel campo della medicina estetica, l’ acido polilattico assume un ruolo cruciale grazie alla sua capacità di stimolare la produzione di collagene, promuovendo un effetto di ringiovanimento sostenuto nel tempo.

Questa sostanza polimerica si inserisce in modo significativo nell’arsenale terapeutico, sfruttando la sua composizione e le proprietà biologiche per ottimizzare risultati estetici e funzionali. L’approfondimento delle sue caratteristiche chimiche e della sua interazione con i tessuti biologici rivela il fondamento scientifico alla base del suo impiego nella medicina estetica e ortopedica.

“Gli effetti dell’acido polilattico nella zona trattata si attestano dai 12 ai 30 mesi, con una media di 2 anni. I risultati del trattamento sono immediati e si consolidano nel corso del tempo.”

Indicazioni in medicina estetica

L’impiego dell’acido polilattico in medicina estetica si distingue per la sua versatilità e capacità di fornire risultati duraturi nel tempo. La sua efficacia si basa su proprietà volumizzanti e sulla capacità di indurre la sintesi di nuovo collagene, attivando i fibroblasti nei tessuti trattati.

Rispetto ad altri filler considerati “naturali”, l’acido polilattico spicca per la sua durata prolungata, difatti, gli effetti di questo filler si attestano dai 12 ai 30 mesi, con una media di circa 2 anni. L’osservazione dell’efficacia di questo filler rivela risultati immediati già nel primo mese, che si consolidano ulteriormente dopo quattro mesi dalle iniezioni. Questa temporanea fase di attivazione evidenzia il suo effetto graduale ma progressivo.

Le indicazioni specifiche per l’utilizzo dell’acido polilattico in medicina estetica comprendono:

  • Trattamento delle rughe
  • Riduzione di solchi naso-genieni e rughe d’espressione
  • Miglioramento degli esiti cicatriziali da acne
  • Riduzione di cicatrici cutanee
  • Malaroplastica non chirurgica
  • Genioplastica non chirurgica
  • Riduzione delle occhiaie
  • Correzione della lipoatrofia delle guance
  • Trattamento degli inestetismi cutanei della cellulite
  • Riduzione delle lassità cutanee (viso, pelle, braccia)

L’ampio spettro di applicazioni riflette l’efficacia e la flessibilità dell’acido polilattico nell’affrontare una vasta gamma di esigenze estetiche.

“L’acido polilattico, oltre essere una sostanza naturale e riassorbibile dall’organismo, stimola la produzione di nuovo collagene nei fibroblasti”

Proprietà dell’acido polilattico

L’acido polilattico (PLA) si distingue per una serie di proprietà fondamentali che ne definiscono l’efficacia nel contesto della medicina estetica.

  • Stimolazione del collagene e attivazione dei fibroblasti:

L’acido polilattico si distingue, rispetto ad altri filler, per la sua abilità di stimolare la produzione di nuovo collagene, migliorando il metabolismo dei fibroblasti, cellule fondamentali del connettivo. Questo meccanismo promuove un rinnovamento dei tessuti con un significativo miglioramento della texture e dell’elasticità cutanea.

  • Durata prolungata e graduale biodegradazione:

Contrariamente ad altri filler, l’acido polilattico offre una durata maggiore, mediamente attestata in due anni (può raggiungere anche i 30 mesi). Il suo riassorbimento graduale contribuisce a mantenere nel tempo gli effetti desiderati, garantendo una transizione fluida e naturale nel processo di decomposizione del materiale.

  • Efficacia visibile e consolidata dopo l’iniezione:

L’efficacia dell’acido polilattico diviene evidente già nel primo mese dal trattamento, mostrando una risposta iniziale che si consolida in modo progressivo dopo circa quattro mesi. Questo ritmo di attivazione e consolidamento contribuisce a un risultato estetico equilibrato e armonico nel corso del tempo.

Rischi e Complicazioni

Nonostante l’acido polilattico sia un trattamento estetico sicuro ed efficace, è essenziale comprendere i potenziali rischi e le complicazioni associate al suo impiego. Attraverso il consulto medico è possibile acquisire le informazioni necessarie sui possibili rischi e sulle reali aspettative del paziente.

Seppur limitati, i principali rischi dei trattamenti con acido polilattico includono:

  • Reazioni avverse e sensibilità individuale:

Alcuni pazienti possono manifestare reazioni avverse come arrossamenti, gonfiore o sensazione di calore nella zona trattata. La sensibilità individuale può variare, e la valutazione attenta delle condizioni del paziente prima del trattamento è cruciale per minimizzare tali rischi.

  • Infezioni e possibili effetti collaterali:

Nonostante siano eventi rari, le infezioni sono sempre un rischio potenziale in qualsiasi procedura che coinvolge iniezioni sottocutanee. È fondamentale garantire l’igiene appropriata durante il trattamento per prevenire complicazioni indesiderate.

  • Asimmetrie e noduli:

La formazione di noduli o asimmetrie nella zona trattata è un ulteriore possibile rischio. Queste condizioni possono richiedere interventi correttivi, e la consulenza con un professionista esperto è essenziale per affrontare eventuali complicazioni.

  • Iperproduzione di collagene:

In alcune circostanze, può verificarsi un’eccessiva produzione di collagene, e di altre proteine, portando a risultati indesiderati come irregolarità o noduli persistenti, nonché sclerodermia. La gestione di questa iperattività può richiedere trattamenti addizionali, anche farmacologici.

  • Consulenza e supervisione medica:

Per mitigare i rischi associati al trattamento con acido polilattico, è fondamentale sottoporsi a procedure solo sotto la supervisione di professionisti medici qualificati. Una corretta valutazione preliminare, la scelta accurata della zona da trattare, e il monitoraggio post-trattamento sono chiave per minimizzare i rischi e massimizzare i risultati. È doveroso ricordare che i maggiori rischi si riscontrano nei trattamenti eseguiti da personale non qualificato ed in condizioni igieniche non idonee. La comprensione dei potenziali rischi e delle complicazioni, insieme a una gestione attenta da parte di professionisti esperti, contribuisce a garantire trattamenti efficaci e sicuri per i pazienti.

Fonti:

  • Ray Drumright et al, Polylactic Acid Technology Advanced Materials, Vol.12 Issue 23, pp1841-1846, 2000.
  • Alessio Radaelli, Uso cosmetico dell’acido l-polilattico per il ringiovanimento cutaneo: nuove indicazioni. Journal of Plastic Dermatology, ISPLAD, 2008.
  • Andrea Bovero, Dall’inestetismo al trattamento cosmetico, Tecniche Nuove, 2011.
  • Maurice R. Marshall et al, Enzymatic browning in fruits, vegetables and seafoods, FAO, 2000.

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